Comune di Genivolta

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Le cascine

Nel vasto territorio di Genivolta sorgono numerose cascine, preziosa testimonianza del passato agricolo di questa parte di terra lungo l'Oglio.

Cascina Boffalora

Scorcio della cascina dalla provinciale per SoncinoSulla provinciale per Soncino, lungo il tracciato della ferrovia di inizio secolo per il lago d'Iseo, si affaccia il fronte civile della Boffalora; già della Mensa Vescovile e documentata dal cinquecento, controllava circa 2000 pertiche di terreno.

Nel catasto del 1855 i corpi isolati vanno a definire una corte quadrangolare; i singoli elementi, ancora separati, le case coloniche e la torre meridionale, stalle e fienili su quello settentrionale, presentano caratteri di unità che sopravvivono alle successive modifiche e sono tuttora riconoscibili come nucleo originario della cascina.

In seguito la forma della corte si definisce più compiutamente con l'aggiunta di corpi perimetrali che disegnano una corte, murata verso l'esterno, aperta solo in corrispondenza della strada. Ancor oggi leggibile, attraverso le diverse quote la differente scansione dei prospetti e del processo di costruzione del fronte sud-est, attraverso successivi interventi di completamento fra i due edifici originari; rispettivamente alla estremità ovest e al centro del prospetto sud, si inserisce, nel catasto del 1868, un nuovo edificio di maggiore altezza, scandito da lesene.

Particolare della villa ottocentesca inserita nel giardino e nei rustici circostantiIn seguito la costruzione del fronte sud prosegue con l'aggiunta di un fienile allineato al due rustici rivolti verso la campagna.

Dai corpi in linea, le due case coloniche a sud-ovest e al sud e al portico-fienile a nord, si aggiunge un corpo porticato a est.

Il passaggio limitrofo della ferrovia determina la costruzione del fronte civile verso ovest: una casa isolata, con elementi stilistici propri della "villa ottocentesca", si inserisce tra le case coloniche.

A nord il portico-fienile è interrotto nella parte mediana per aprirsi su una nuova corte per gli animali; verso i campi, la costruzione di due corpi rustici addossati perpendicolari al fronte est, riconduce l'unità, attraverso la nuova simmetria sottolineata dall'alberatura, il vecchio e il nuovo nucleo della cascina.

Nel 1920 l'insediamento contava 75 abitanti. La maggior espansione risale agli anni Quaranta, quando divenne proprietà dell'Università Cattolica, costituendo l'esempio più noto in questa terra di cascina modello.

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Cascina Bonanome Sopra

La cascina Bonanome sopraA nord della Bonanome Sotto, al di là dell'incrocio fra due strade consorziali, appare nel catasto del 1868 la nuova cascina Bonanome Sopra: la sua edificazione si può considerare come ulteriore completamento dell'insieme delle cascine Valle e Bonanome Sotto che costituiscono così un insediamento accentrato a nord di Genivolta in direzione Bibiatica, località di antica memoria, ricordata come Bubiatheta in un atto del 1124 è già nelle proprietà della Mensa Vescovile.

Le due cascine contavano nel 1920 57 abitanti.

In seguito la cascina si amplia a formare una grande corte aperta su strada: tre corpi separati di uso misto delimitano l'aia. Il corpo di chiusura e est stabilisce la centralità della corte segnata dal cancello di ingresso posto al centro.

Il lungo prospetto delle cascine Bonanome-Valle può essere considerato l'ingresso da nord al centro abitato.

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Cascina Bonanome Sotto

La famiglia Bonanome o Bonanone è documentata in paese fra il XVI ed il XVII secolo quando sono ricordati due consoli della comunità con questo nome. Ad essa dovette appartenere in origine la cascina sorta sull'asse della strada consorziale dell'Oglio. Sfuggita alle trasformazioni recenti, la cascina Bonanome Sotto mantiene tutt'oggi i sui primitivi caratteri. Addossata ad ovest alla roggia Seriolazza, che la separa dal dosso su cui sorge la Cascina Valle, delimitata dalla strada consorziale Bibiatica e della strada consorziale del Porto, la cascina Bonanome Sotto sembra derivare la propria forma dai tracciati naturali e artificiali della campagna.

Un corpo a "L" in piano, costituito a nord da un ampio portico rivolto a mezzogiorno e a est dalle case coloniche, definisce l'aia; i corpi rustici segnano il confine lungo la strada. Gli elementi stilistici del portale, l'affresco sul muro del sottoportico a nord, la proporzione ribassata delle arcate dei portici attestano l'antichità della costruzione.

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Cascina Brugnano

Cascina BrugnanoL'esistenza di una "corte" con questo nome nel territorio fra Soresina e Genivolta è attestata sin dal XIII secolo; si potrebbe anche supporre un rapporto con la località Brugum pure ricordata in documenti medioevali come nelle vicinanze di Genivolta e bruciata nel 1228.

Munita di grande "cascinale" già nel cinquecento, apparteneva alla Mensa Vescovile e nel seicento e settecento controllava 2140 pertiche.
Situata su un terreno rialzato, nella piana irrigua a sud dei Tredici canali, nel catasto del 1855 presentava dimensioni ancora paragonabili alle circostanti: edifici rustici e case coloniche definiscono la corte quadrangolare. A differenza delle altre cascine del territorio di Genivolta, in cui il processo di modificazione avviene per piccole aggiunte esterne alla corte iniziale, la Brugnano presenta successivamente al 1868 un impianto totalmente rinnovato.

Corpi rustici diroccati di cascina BrugnanoSolo la costruzione d'angolo a nord-est, la villa padronale con il "bocchirale", corpo rustico con controportico, sopravvive all'ingente cambiamento.

Un nuovo insediamento, costruito secondo una rigida geometria che regolarizza persino il corso del canale adiacente e rigorosamente definito dal punto di vista funzionale, sostituisce la cascina originaria. Le dimensioni l'esemplarità del progetto sono tali da far pensare ad una comunità autosufficiente, un insediamento ideale.

La riforma rispondente alle ragioni di una miglior organizzazione produttiva, sembra riflettersi nella costruzione della corte e nei singoli elementi che costituiscono la nuova Brugnano. Ogni corpo edilizio risponde alla propria ragione pratica e alle regole di buon funzionamento di un'impresa agricola.

Scorcio dell'abitazione padronaleLa grande aia al centro, i corpi rustici lungo i canali lambiscono all'est della cascina, le stalle lungo la strada che la attraversano a sud, nelle case del fittavolo e dei salariati, cui corrispondono i bassi rustici composti di porcile con sovrastante il pollaio legnaia, caratteristici del cremonese, appaiono qui ricomposti in un disegno unitario.

Le successive modifiche sembrano dovute alla regolarità dell'impianto; la suddivisione della grande aia in due corti distinte sottolinea e conferma la simmetria del complesso.

La grande importanza dell'allevamento bovino nel cremonese ha determinato l'aggiunta di nuove tettoie e corpi rustici a sud delle stalle.

Oggi semidistrutta in stato di abbandono, tra le rovine è tuttavia ancora possibile leggerne il grande impianto.

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Cascina Case Nuove

Scorcio dell'abitazione padronaleSi tratta di un agglomerato rurale ormai quasi del tutto scomparso, sostituito da nuove edificazioni che ne hanno mantenuto la cubatura.

La cascina Case Nuove si trovava ai confini del centro abitato, dove via castello incrocia la provinciale per Bergamo.

Una corte quadrangolare costituiva il nucleo originario della cascina. Aperto sul fronte stradale era posto sull'asse della corte, il portale congiungeva la casa del fittavolo ed i corpi rustici e metteva direttamente nella grande aia.

Successivamente fu aggiunto un nuovo gruppo di case coloniche, già rilevato nel catasto del 1855 e la casa del fittavolo lungo via Castello, che raddoppiava la corte: a nord-est della corte colonica si affacciavano le case di abitazione, a sud est la vecchia aia delimitata dei corpi rustici.

Con l'aggiunta del nuovo nucleo di case a schiera (ancor oggi esistenti) la cascina, originariamente fondata sulla perimetrazione dell'aia, perdeva il carattere chiuso iniziale e diventava un'espansione verso la campagna del nucleo abitato.

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Cascina Cassinetta

Scorcio dell'abitazione padronaleLa Cassinetta fu costruita alla fine del XIX secolo lungo la strada provinciale per Soresina nella piana fertile a mweridione del centro abitato, un tempo dominata dall'insediamento della cascina Ariadello, legata nel 1663 del vescovo Visconti all'arcipretura di Genivolta, distrutta dai francesi nel 1705, ricostruita tra il secondo e terzo decennio del settecento, ore esiguo nucleo della cascina Ballante; la corte della Cassinetta presenta forma e misure entro cui sono rintracciabili gli elementi originari e si sovrappongono demolizioni e ricostruzioni sino alla situazione attuale.

Due portali in asse separavano in origine il corpo delle case coloniche a nord-est dai fienili e dalle stalle.

Riconoscibili nella Cassinetta sono alcuni edifici canonici della cascina cremonese: l'arsenale, officine per la riparazione degli attrezzi agricoli, la stalla a doppia corsia con sovrastante fienile, la barchessa, doppio portico per il ricovero dei prodotti agricoli.

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Cascina Cella

La famiglia Cella o della Cella è documentata in zona già nel cinquecento e nel 1713 questo insediamento apparteneva all'Ospedale Maggiore di Cremona.

Le modificazioni rilevabili nei catasti successivi e sino ad oggi si possono, rispetto la situazione documentata a metà settecento dal Catasto Teresiano, considerare come variazioni sullo stesso tema di progetto, una corte chiusa di dimensioni regolari con attraversamento laterale verso la campagna. Il perimetro pressoché regolare della corte, chiuso a meridione dalle case coloniche tuttora riconoscibili nelle loro forme più antiche, si riconferma nel tempo attraverso le sostituzioni e sovrapposizione degli edifici del lavoro.

La strada che ha origine all'incrocio per la Settala, attraversa la corte ponente dell'aia, segnandone l'ingresso e l'uscita verso il Dossello Asparagi e il Dosso Stanga, corti rurali appartenenti alla Mensa che, nel seicento e nel settecento, controllavano rispettivamente 1588 e 240 pertiche.

Nel catasto del 1868 due ali parallele, ora scomparse affiancavano la strada, formando l'ingresso costruito alla corte.

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Cascina Cicognaro

Condizioni del sito anomale fanno della cascina Cicognaro un caso unico per il territorio di Genivolta: essa è posta infatti nella campagna sud-est, oltre il Montirone, dove la linea di ciglio, mutata la consueta disposizione, rivolge il pendio a nord, verso l'Oglio.

La particolarità del luogo incide in modo evidente sulla disposizione della corte che sfrutta la possibilità di un prevalente orientamento a sud dei corpi.

Come si osserva nel catasto del 1868 due corpi edilizi si contrappongono, affacciandosi sull'aia e individuandone le dimensioni.

Delle successive modificazioni si nota soprattutto la costruzione di un corpo in linea continua, chiuso verso nord dove segue l'andamento della strada consorziale formando un lungo fronte che si oppone nella distanza di campi alla cascina Settala.

La cascina Cicognaro (ricordata come Cicognano in documenti del XVII secolo) appartenne alla Mensa Vescovile; tra il seicento e il settecento ne dipendevano 1212 pertiche. Nel 1920 aveva 48 abitanti.

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Cascina Cortella

L'insediamento è posto ai limiti orientali del borgo costruito sul Dosso di Genivolta, costituendone il nucleo a corte, raggiunto dalla omonima via che conduceva alle zone paludose sottostanti.

Ricordata già nel 1471 come contrada appartenente alla Mensa Vescovile, nel seicento e nel settecento ne dipendevano 6000 pertiche.

Alla fine del XVIII secolo, soglia del Catasto Teresiano, era costituita da due corpi allineati su strada, prospicienti la grande aia di forma irregolare aperta al sud, separati dall'ingresso principale che metteva direttamente alla corte.

Le successive soglie catastali nel corso dell'ottocento e fino al 1901 mostrano il progressivo completamento dell'edificio lungo il perimetro della corte, che raggiunge nel tempo una forma pressoché rettangolare.

Al nord dell'aia rialzata prospetta tuttora la sequenza originaria della casa padronale, con regolari ordini di finestre, e del porticato avanzato, ad archi e pilastri, il cui ritmo costituisce il principio costruttivo e la misura degli altri corpi perimetrali aggiunti più di recente.

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Cascina Cortilazzo

Oggi non più esistente, era una proprietà della Mensa Vescovile da cui dipendevano 1150 pertiche e già ricordata a partire dal cinquecento.

Tipologicamente non dissimile dalle cascine della campagna limitrofa, era una grande corte trapezoidale posta al centro dell'abitato, sulla via che attraversa il paese: gli edifici, case coloniche e corpi rustici che perimetravano la grande aia in continuità con la corte della filanda, definivano il fronte rustico del paese opposto gli edifici civili: il municipio, la chiesa, la scuola.

A ovest, ove il terreno scendeva rapido verso gli orti, il lungo prospetto della cascina costituiva il limite del paese.

Presentava nel catasti ottocenteschi la successione di tre corti: al centro la grande aia delimitata a sud-ovest da un passo rustico che la separava dalla corte degli animali, e a nord ovest dalle case coloniche che definivano una corte più piccola con il fronte civile su strada.

Alla fine del secolo scorso partirono di cui alcune importanti agitazioni contadine.

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Cascina Dosso Stalluzzo

Scorcio dai terreni ondulati di mezzogiornoSui confini del territorio comunale, in un punto alto della strada consorziale della Maccapane, si erge il Dosso Staluzzo, noto nel XVI secolo come Dosso de' Zucchi.

Nel 1713 apparteneva i nobili Azzanelli , importante e antica famiglia di Soncino; sopra un certo periodo, per un certo periodo ai primi del XIX secolo fu comune autonomo, forse con propria deputazione, poi unito a Genivolta.

Nel 1826 era ancora degli Azzanelli che disponevano particolari beneficenze per i contadini della cascina.

Nel suo isolamento dominava un tempo zone di campagna particolarmente insalubri; la posizione preminente rispetto alla piana coltivata sottostante, la costruzione chiusa lungo tutto il perimetro in fronti alti montati e delimitano la corte nord, mettono ancora oggi il Dosso Stalluzzo in relazione alle costruzioni fortificate; propri di questa tradizione sono il muro scarpa, che qui va ad assorbire il dislivello del terreno, e il toro che segna all'esterno il livello dalla corte interna.

Una porzione diroccata della cascinaNel catasto del 1855 il Dosso Stalluzzo presenta già la successione di due corti: la corte nord, definita su tre lati da case coloniche, si salda, attraverso il corpo della casa padronale, avanzato sul prospetto est, alla seconda corte, l'aia.

Una terza corte, più piccola delle precedenti, è stata aggiunta successivamente al nord della prima corte.

Dove il dislivello rispetto dei campi è maggiore, il fronte, visibile a grande distanza, rivela in facciata l'organizzazione interna della cascina con la successione di case coloniche, villa, brolo, corpi rustici.

Alla vista da lontano che mette in rilievo l'aspetto "castellano" dell'insediamento, corrisponde soprattutto la successione degli elementi all'interno della corte principale da abitazioni, dove le trasformazioni d'uso e ripristini più recenti applicati alla casa padronale e al giardino antistante secondo un principio di separazione, lasciando tuttavia inalterati i rapporti e le gerarchie originarie 

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Cascina Maccapane

Denominata anticamente Dosso dei Frati, ancora nel 1713 di proprietà dei padri domenicani di San Giacomo a Soncino, la Cascina Maccapane o Mancapane è situata sull'omonima strada consorziale che porta verso il Dosso Stalluzzo in direzione di Soncino.

Si compone di due corpi paralleli, con successione in linea di case coloniche è corpi rustici; le prime, che custodiscono le permanenze del nucleo costruito nel XVIII secolo, vanno definire una corte stretta e allungata aperta su strada (come appare nel catasto del 1855) e chiusa da un breve corpo che unisce due edifici paralleli verso ovest (presenti nel catasto successivo).

All'est, la corte, delimitata da corpi rustici, si allarga verso sud, pur mantenendo il parallelismo delle case coloniche; le due testate dei rustici seguono a est dell'andamento del terreno in declivio.

Successive aggiunte e le sostituzioni hanno regolarizzato la corte attraverso la costruzione a est di un basso rustico e con l'allineamento delle case coloniche sull'asse della corte rurale.

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Cascina Montirone

Se a prima vista la cascina Montirone non si discosta da altre corti agricole costruite sui dossi e in stato di grave obsolescenza, ai suoi muri cadenti è affidato principalmente il compito di rappresentare l'originario abitato di Montirone, fortificato verso l'Oglio, e l'antico convento: nel luogo sono documentati un santuario campestre e le vicende di una piccola comunità religiosa annessa, conclusasi con la sua soppressione sul finire del secolo diciottesimo.

Rimane da osservare, accanto alle misure ricorrenti dei lati dell'aia, l'assoluzione di ingresso sul lato sinistro, corrispondente all'asse dei portici interni.

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Cascine Ronche

L'ingresso principaleLa località è forse ricordata nel 1173 in un atto ove si parlava di una pezza di terra arativa e prativa ubicata in Curte Cumignani ubi dicitur Runcha.

Costruito ai bordi dell'abitato in sito pianeggiante, sulla strada per Cumignano, il nucleo primitivo della sezione delle Ronche apparteneva alla Mensa Vescovile in una zona risicola e insalubre per la presenza delle marcite, controllando 2334 pertiche.

Nel 1855 le Ronche sono costituite da un corpo in linea, articolato in case coloniche e corpi rustici, aperto sull'aia a mezzogiorno.

Alla soglia di rilievo successivo, nel 1868, la situazione risulta profondamente mutata; il fondo in origine indiviso appare nella costruzione due cascine separate.

L'ingresso principaleIl corpo di linea preesistente, tagliato sull'asse di simmetria, si chiude nell'aia quadrangolare della cascina Ronche Minore. A nord-ovest, sull'asse del primitivo edificio, è la casa del fittavolo, una costruzione d'angolo con elementi stilistici ottocenteschi secondo lo stesso modello della "villa padronale isolata" costruita all'esterno del perimetro.

Sul lato opposto della strada, verso sud, in asse con la "villa", sorge un nuovo imponente complesso, la cascina Ronche Maggiore.

Tre corpi paralleli, la casa colonica su strade due rustici disposti in successione, costituiscono l'ossatura del nuovo insediamento. Un impianto geometrico, definito da corpi ortogonali perimetra l'aia e la corte degli animali.

Vialetto verso la casa padronale sullo sfondoLa casa colonica, tagliata da un portale ad arco, inquadra perfettamente la casa padronale; il fronte in stile neo visconteo, delimitato a nord-est dal torrione della casa del fittavolo, gli finisce per dare una sorta di ingresso monumentale alla strada che porta in paese.

La casa padronale, del tipo della villa blocco isolata, con muro pendente a scarpa, diventa così l'elemento di congiunzione fra le due cascine.

Le ulteriori espansioni della cascina Ronche Maggiore hanno confermato la regola di costruzione iniziale con l'aggiunta di corpi rustici paralleli in successione.

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Cascina Settala

Ludovico Settala, vescovo di Cremona e propugnatore della costruzione del palazzo vescovile, diede il nome a questa cascina, che non è tuttavia molto documentata e ancora nel 1713 non figura nell'elenco delle cascine di Genivolta contenuto nel manoscritto della Platea Parrocchiale.

Relativamente vicina al centro abitato, il suo corpo principale apriva il porticato verso sud, in asse con la strada rettilinea proveniente dalla cascina Cicognaro.

Trasformazioni continue, demolizioni e nuovi corpi nascondono ora il fronte sopravvissuto della primitiva casa colonica seminascosto dietro le parti residue del porticato originario.

Se è impossibile individuare l'origine di questi elementi, è possibile invece osservare pur nelle forme delle più recenti tettoie rustici, l'estensione del ritmo originario del corpo antico alla lunghezza di tutta la cascina.

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Cascina Valle

Il corticole di cascina VillanoveIl toponimo potrebbe derivare dalle monache benedettine di Valverde (Cremona) o Vallis Viridis che anticamente risiedevano Genivolta in prossimità della cascina che continuavano mantenere ancora nel quattrocento.

Su un sito rialzato, a nord del centro abitato, la Cascina Valle sorge in continuità con la cascina Bonanome Sotto, di cui sembra essere il nucleo fortificato.

L'edificio originario che termina sull'angolo della torre si allinea al corpo principale della Bonanome in un prospetto continuo, seppure a quote diverse, sull'asse della strada consorziale per l'Oglio.

Un canale ed il pendio separano le corti, in origine aperti a sud, delle due cascine. Il rustico porticato delle stalle a nord e le case coloniche a est costituiscono il nucleo ottocentesco della Valle.

Nel catasto del 1868 si nota che nel tempo entrambe le aie si sono definite più compiutamente nella canonica forma quadrangolare, realizzata attraverso l'aggiunta di corpi rustici è perimetrali della corte.

La stalla-fienile e il corpo d'angolo sul fronte Nord sono stati rifatti negli anni Trenta; una stalla moderna con ampio portico sostituisce il rustico precedente, riconfermandone tuttavia il perimetro. Anche sul lato opposto, a sud, nuovi rustici sostituiscono i precedenti edifici di fine secolo. 

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Cascina Villanova

Il corticole di cascina VillanoveSorge alla confluenza fra le rogge Barzaniga, Frata, Cappellana e la strada provinciale per Cremona. Le linee di fondazione degli edifici della Villanova derivano la forma triangolare dei tracciati del suolo irriguo.

Ricordata già nel 1471, la cascina era proprietà della Mensa Vescovile e controllava 800 pertiche cremonesi di terreno. Il corpo originario in linea, costituito da successione di casa colonica è rustico e porticato e le stalle a questo perpendicolari, disegnano nel catasto del 1855 una corte aperta su strada con la tradizionale aria rivolta a mezzogiorno.

Il disegno iniziale viene riconfermato nelle espressioni successive: a nord e a sud edifici a forma di "C", ortogonale rispetto ai canali, ricomprende la casa colonica antica e costruisce un piccolo borgo connotato da elementi stilistici di fine secolo che attribuiscono carattere civile all'abitato.

A sud, nuovi rustici oggi già abbandonati sono  perpendicolari ai canali e costruiti al di là dei confini dell'aia continuando l'impianto originario e raddoppiando la corte rurale.

Edifici posteriori sono distribuiti lungo la linea continua dell'argine, ponendosi in stretta relazione ai sistemi irriguo della campagna.

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Bibliografia

Dal volume Genivolta, promosso dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Casalmorano, a cura di Valerio Guazzoni e testi di Angela Bellardi Cotella, Ardea Ebani, Andrea Foglia, Edoardo Guazzoni, Valerio Guazzoni, Michela Mazzolari, Alessandro Noci, Giuseppe Noci, Giuseppe Pontiroli, Francesca Riva, Arti Grafiche Rossi, Soresina, 1987.

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