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Le chiese scomparse

San Nicola da Tolentino

Pietro Perugino: san Nicola da TolentinoSi fa menzione di una chiesa dedicata a san Nicola da Tolentino nel 1519 e, successivamente, nel 1565; inoltre, è nota una sua ricostruzione avvenuta nel corso del XVII secolo e indicata come situata all'estremità del luogo di Genivolta presso la via che porta a Soncino. Propabilmente sorgeva in una zona prossima alla cappella dei Morti di san Lorenzo.

Le sue origini potrebbero risalirsi al XIII secolo quando viene citato in un antico documento un ospedale dedicato a san Nicola sul Morbasco, corso d'acqua che, com'è stato accertato, aveva origine un tempo a nord dell'abitato. Tuttavia sono noti anche rapporti della famiglia da Tolentino nel paese, quindi l'oratorio potrebbe avere avuto origini più recenti.

Nel 1641 l'edificio è ricordato come parvulum oratorium formae quadratae, un oratorio con muri grezzi e nudo tetto e con la porta priva di battenti. Dal XVIII secolo non se ne ha più traccia.

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Sant'Agata

Chiesa di cui si hanno scarse informazioni: si sa solo che nel 1519 era già in rovina e che nel 1565 esisteva una contrada di sant'Agata.

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Santa Maria di Montirone

Ubicazione del Montirone rispetto a GenivoltaFin dall'anno 1188 si ha notizia di una chiesa presso l'abitato di Montirone, soggetta al vescovo di Cremona, della quale, tuttavia, non è nota la dedicazione.

Nel 1499, a seguito della scomparsa del rettore Filippo Tinti, il beneficio della chiesa di Santa Maria de Monte Tirono veniva conferito al prete Antonio Porri il quale vi rinunciò nel 1522 a favore dei frati del Terz’Ordine regolare di san Francesco. Il passaggio è sancito da una bolla di Adriano VI nella quale si vengono a sapere i motivi della rinuncia: la chiesa era oggetto di molta venerazione e gran concorso di fedeli, una sorta di santuario, per il quale si riteneva opportuna la presenza stabile di religiosi quali i frati di un convento che avrebbero potuto usufruire degli edifici rustici adiacenti trasformando così il complesso in un piccolo convento; la loro presenza permetteva di venire incontro stabilmente alle esigenze spirituali dei fedeli.

Verso la fine del Seicento si hanno descrizioni più precise della chiesa, con la cappella maggiore decorata e dipinta più bassa rispetto alla navata,  otto cappelle minori (quattro per lato), sei altari rispettivamente dedicati allo Spirito Santo, alla Vergine e ai santi Francesco, Antonio da Padova, Stefano e Fermo. Gli altari erano provvisti di ancone, statue e dipinti.

Nel corso del XVIII secolo la presenza di frati fu ridotta a sole tre presenze e, alienati i beni del convento nel 1771, i religiosi furono trasferiti; il complesso del Montirone fu messo all'asta e acquisito al costo di 1.122 lire da tale Tenca di Genivolta, il quale trasformò nel 1772 il complesso in cascina e fece demolire la chiesa.

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San Pietro

Doveva essere una chiesa antichissima, menzionata in un atto rogato nel 966 in Genivolta. Nel 1565 appariva in stato di abbandono tanto che, secondo le disposizioni dell'arciprete Cesare Guarneri, vi veniva attinto materiale per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Forse ricostruita e nuovamente demolita, presso la cascina Montirone si rilevano tracce delle arcate delle campate laterali lungo una muraglia.

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San Rocco

L'oratorio di san Rocco in una foto antecedente al 1920Come in altri luoghi, è probabile che l'origine del culto a san Rocco risalga al XVI secolo quale voto in occasione di una delle tante pestilenze. Sorgeva all'angolo delle attuali via Parmigiani e via Castello e, originariamente, era preceduta da un portichetto.

Tra il 1723 e 1738 i confratelli della Santissima Trinità dei Pellegrini ristrutturano l'edificio, ampliandolo e dotandolo di un nuovo campanile. L'interno doveva apparire tutto affrescato con all'altare la pala con San Rocco che intercede presso la Vergine e la Trinità, ora conservata nella chiesa parrocchiale.

In seguito fu sede della confraternita della Trinità legata ai Terziari francescani, quindi chiesa sussidiaria della parrocchiale; nell'Ottocento l'oratorio fu adibito a ricovero di colerosi.

Fu demolito verso il 1920.

Bibliografia

  • Autori vari, Genivolta, promosso dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Casalmorano, Arti grafiche Rossi, Soresina, 1987.

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