Palazzo Municipale

Dalle origini al XVI secolo

In un documento datato 11 marzo 993 si cita un palatium di appartenenza vescovile ubicato nel castrum di Genivolta. Altri documenti lo menzionano nel 998 e nel 1058.

Il termine castrum può intendere diversi significati: centro abitato fortificato oppure più semplicemente castello come il nostro palatium.

Analizzando poi i documenti antichi si possono ricavare notizie relative ad almeno due ricostruzioni a partire dal X secolo: il primo edificio è quello citato per la prima volta nel 993, il secondo è quello ricostruito dal vescovo Sicardo nel 1197.

Il castrum antico doveva trovarsi più a nord, oltre via Levantina dove, ancora nel XIX secolo, restava la memoria di rovine. Possedeva quanto meno una sala maiore un camera dormitoria  per il vescovo ed era munito di una torre di difesa.

Il palazzo di Sicardo si trovava nel borgo attuale ed era concepito come luogo di residenza con salotto, camera con camino, tre camere al piano superiore, sottotetto e granaio; non era privo, tuttavia, di elementi difensivi quali un fossato e una costruzione denominata masculum agli inizi del XIII secolo, turris nel 1344 e rocha nel 1455, l'anno della sua demolizione. Attorno al palazzo sorgevano case di servizio per il personale, un laghetto per l'allevamento di pesci, gli orti e la colombaia.

Nel 1581 questo edificio era ormai in pieno degrado e inabitato da molti anni per cui se ne decise la demolizione ed il materiale fu donato alla comunità per la ricostruzione della chiesa parrocchiale.

Il palazzo nuovo nei secoli XVI-XIX

Un secolo dopo, nel 1686, il vescovo Ludovico Settala fece costruire un nuovo edificio, ma le informazioni archivistiche in merito sono molto scarse.

Una lapide ancor'oggi murata sulla facciata recita:

D(eo) O(ptimo) M(aximo), SUB AUSPICIS S(anctis)S(i)MI INNOCENTY PAPAE XI, LEOPOLDI I ROMANORUM IMPERATORIS ELECTI, CAROLI Il HISPANIARUM REGIS, SUORUM AD COMMODUM SUCESSORUM LUDOVICUS EP(iscopu)S CREM(onensis) FUNDAVIT, CONSTRUXIT, EREXIT, A(nno) D(omini) MDCLXXXVI.

Ma monsignor Settala morì prima di vedere l'opera compiuta: l'edificio era incompleto e tale rimase per due secoli, fino all'Ottocento.

Vicende dal 1845 al 1924

Nella prima metà del XIX secolo il vescovo Bartolomeo Casati manifestò il desiderio di trovare un luogo ameno per il periodo estivo e considerò Genivolta con il suo palazzo incompiuto luogo ideale e gradevole, oltre al fatto che la Mensa deteneva qui un vasto latifondo.

Furono così avviati lavori di completamento negli anni 1843-1846, ma cadde dopo pochi decenni ancora in stato di abbandono; monsignor Geremia Bonomelli, vescovo tra il 1871 ed il 1914, preferiva la natia Nigoline, in Franciacorta e nel 1881 affittò la villa alla superiora dell'istituto santa Dorotea di Cremona per usufruirne nei mesi estivi, ma nel 1887 le suore ne presero stabile dimora aprendo un asilo ed una scuola elementare.

A monsignor Bonomelli succedette monsignor Giovanni Cazzani che tentò di far avviare un restauro del tetto, poi interrotto per il rincaro dei materiali edili durante la prima guerra mondiale. Ad ogni modo, dopo che la Mensa aveva perduto parte del proprio patrimonio a seguito delle leggi eversive del 1866-1867, il mantenimento di un così grande palazzo diveniva via via sempre più gravoso. Monsignor Cazzani decideva, quindi, di vendere la costruzione: fallita una prima trattativa con il Comune, la villa fu, infine, venduta a don Vittorio Formaggia che decise di aprirvi un orfanotrofio intitolato a sant'Omobono.

L'edificio poco dopo le ristrutturazioni del 1957
L'edificio con la facciata incompiuta in una foto antecedente l'anno 1957.
L'edificio poco dopo le ristrutturazioni del 1957
L'atrio con lo scalone (poi demolito) in una foto anteriore all'anno 1950.

Dal 1948 ad oggi

Nel 1948 il Comune di Genivolta acquistava l'ex palazzo vescovile ed iniziò una serie di adeguamenti per adibirlo a sede degli uffici municipali. La Delibera di Giunta del 31 marzo 1948 fu rattificata dal Consiglio Comunale il 28 dicembre successivo e la spesa fu di L. 4.500.000 venne contratta tramite mutuo acquisito presso la Cassa di Risparmio di Milano.

Il palazzo poco dopo le ristrutturazioni del 1957
Il palazzo poco dopo le ristrutturazioni del 1957.

I primi interventi furono eseguiti già nel 1949 su progetto dell'ingegner De Carolis così da aver permesso in temi brevi il trasferimento delle strutture comunali. Ma l'intervento più importante avvenne negli anni 1956-1957 su progetto dell'architetto Giulio Carotti il quale disegnò la nuova facciata rifacendosi ai canoni classici ottocenteschi, con un doppio ordine ionico di colonne e lesene sovrastate dal frontone triangolare.

Il palazzo comunale
Il palazzo comunale.

Bibliografia

  • Rielaborazione dal volume Genivolta, promosso dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Casalmorano, a cura di Valerio Guazzoni e testi di Angela Bellardi Cotella, Ardea Ebani, Andrea Foglia, Edoardo Guazzoni, Valerio Guazzoni, Michela Mazzolari, Alessandro Noci, Giuseppe Noci, Giuseppe Pontiroli, Francesca Riva, Arti Grafiche Rossi, Soresina, 1987.
 Ultimo aggiornamento: 27/01/2019


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